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Il canto delle rane – Poesie

  1. Mai generalizzare
    per un dito che punto
    altri tre sono contro di me

Mai generalizzare
Per una chiesa che stava cadendo bastò un uomo perché la rialzasse
Per una umanità che si stava perdendo
l’amore di uno solo la salvò e la ritrovò

Mai generalizzare
per alcuni che commettono il male
basta uno che faccia il bene
e mille e mille lo seguiranno

Mai generalizzare
perché anche nel gruppo di chi commette scempio
c’è sempre qualcuno che grida aiuto
e qualcun altro che sta cercando il senso della vita

Mai generalizzare
perché quando generalizzo
dimentico
che tu ed io siamo unici
proprio come tutti gli altri

2)

Le rane sognano

Sognano affollate sotto la luna
nelle braccia della notte
quando nessuno le vede
e le stelle filano il canto
Le note salgono e scendono
sulle scale appoggiate al cielo
mentre le ombre s’accarezzano piano
Così si fermano a ricordare

3)

Cantano le rane
in questa notte di deserti e pensieri
di respiri che dimenticano
Nel nulla che appare
nella quiete trafitta dal pianto che nemmeno cade

Cantano le rane
tra le pause serene del flamboiano stellato
tra gli odori arruffati di una parola che muore

Cantano le rane
al mare che riprende a scricchiolare

4) È il canto del bosco
e del sole nascosto
della marea
della famiglia lontana
Suda il canto
sembra impossibile
però suda
Stasera con il vento
dentro gli occhi
nello sguardo muto
dell’anima che alla finestra
si rivolge a Dio

5)

È un canto senza nome
morbido m’appare
Le cilace sono chiuse
nei loro taccuini
Sognano versi
accarezzano onde
nelle pagine e sui filidi racconti berberi

Le ore sono state ingoiate
dalla bocca della notte
che abbonda di sbadigli e strofe
Stanno le stelle serene
nel petto del firmamento
con il capo appoggiato
all’eco di un gabbiano

Il canto spegne le ultime note
su una goccia
che lenta torna al mare

6) Non voglio salire sulla tua pelle rugosa
né sforzarmi di piacerti
Canto e basta
anche quando nessuno danza
o pensano che il suono sia monotono
Canto per chi mi chiede aiuto o niente mi chiede
per chi mi ignora
per chi ha una natura diversa dalla mia
Un canto anche se muore
è per sempre

7)

Sul vagone dei pensieri
salgono i canti delle rane
Rappresentanti d’informazioni
offrono grassi sapori

In una notte senza muri né stelle
– hanno rubato i manghi –
e l’estate ha lasciato i profumi
tra la luna e lo stagno

Ora stanno sospesi nella notte
nel firmamento del cuore
Le foglie sono già pronte per l’addio

La felicità respira piano
senza premura
con l’oggi tra le dita
affida il tempo alle sue inquietudini

8) Nascosta tra le foglie
con gli occhi di zolla e sabbia
canto
con le lucciole compagne
con le stelle che si tuffano nell’oceano
Lo stagno rauco
è uno scrigno di note e versi
Asciutto è solo l’eco
silenzio baciato dall’infinito

9)

La luce di carta
sulle fessure delle finestre
penetra e immobile resta
Avida cerca il canto
in un’immagine
annegata nell’universo
o nel dispiacere di uno sguardo
che tutto ha perso
o niente
chissà

Se niente ci appartiene
nulla si perde
Tutto è dono

10) Propongo un strofa di pace
in un coro di morte e fallaci note
sulle fronti nude
delle pigrizie e delle indifferenze
tra i figli dell’incertezza
nelle aule dell’ignoranza
sui campi rossi
in mezzo alla polvere
di un mondo che fugge
sotto le travi di un sistema che è caduto
tra le macerie dell’irresponsabilità

11) Riprende il canto
sul mare nudo
al Sauzal addormentato
Luci alle finestre quasi ridenti
e la calima trova la via del ritorno
Odorosa melodia
offre la notte
– la propria giovinezza –
e lascia che mani frondose
di merletti e amori
cadano nude
sul corpo immacolato

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