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Ciclami-no. Racconto indeciso

Ciclami-no. Racconto indeciso, El Sauzal, 2021

In un viaggio verso l’universo della mia mente, mi trovai in un giardino di una bellezza incredibile.
Tanti fiori e foglie grandissime, con colori e profumi intensi.
Il clima era piacevole, né freddo né caldo.
Il paesaggio aveva quei toni tipici dell’autunno che creano suggestioni e richiamano emozioni delicate.
Mi sembrava davvero tutto immerso nella quiete, quando all’improvviso, dal sottobosco, uscì una creatura bizzarra.
Era piccola quanto il mio mignolo, ma di una perfezione e armonia che lasciavano sbalorditi.
L’unico elemento che sembrava eccessivo, come una specie di mi cantino che sta per spezzarsi, era il berretto.
Aveva un berretto altissimo e a punta.
Se dovessi descriverne il colore, avrei seriamente qualche difficoltà.
Era di tanti colori se lo guardavi dritto. Se mi mettevo su un lato, era bianco. Dall’altro lato, era nero. Se stavo alle sue spalle, spariva del tutto. O meglio, per me spariva, diventava trasparente. In realtà, continuava a stare lì e continuava a parlarmi.
Non avevo mai visto nulla di simile.
Mi guardava senza timore. Sapete, non era come in quelle storie dove se scorgi un folletto, tutto scappa. No, macché.
Ad un certo punto mi chiamò.

Ciclami-no. Racconto indeciso

Conosci il mio nome?
Certo, una domanda più scontata non potevo farla. Certo che lo conosceva visto che mi aveva chiamato!
Velocemente, ripassai nella mente, tutte le creature piccolissime che avevo conosciuto. Però niente, non mi sembrava di averlo mai incontrato.
Sembrava un fiore. Ecco, era un fiore.
Poi, si trasformava e sembrava solo una piccola paglietta adagiata tra gli steli scomposti.
Cambiava di forma, si muoveva con grazia e velocità, allo stesso tempo.
Infine, tornava ad essere quella creatura bizzarra con il berretto spropositato e a punta che mi sembrava d’aver scorto all’inizio.
L’indecisione iniziò a mettere i primi passi, o forse li aveva già messi. Chissà, dopotutto era indecisione, no?

Si rivolse a me, ancora una volta. Silenzio e poi un’altra volta ancora.
Affermava, negava, tornava ad affermare e poi dubitava.
Pensai: è quello che capita nella mente. Tutto ti sembra scontato ma non è così. Credi di sapere e invece non sai.
Esattamente come…
Dovevo dargli un nome. Del resto, non cerco nomi per qualsiasi animale o situazioni?
Perfino alla macchina ho dato un nome. Quella che ho ora, si chiama Kenya.

Ciclami-no. Racconto indeciso


Sentivo ancora la creatura che mi chiamava. La creatura…
Sì, la creatura si chiamava Ciclami-no. Me lo disse lui. Mi risparmiai uno sforzo, perciò.
Che nome era Ciclami-no?
Sembrava che leggesse la mia mente perché mi rispose che era un nome vero e proprio e che lo aveva ricevuto per essere stato indeciso. E, che per la sua indecisione, aveva perso opportunità importanti, persino un incarico di tutto conto. Per una indecisione o chissà per più di una. Vallo a sapere, visto che tutto vibrava in un pencolamento.

Ti ricordi di Teofrasto? Mi chiese all’improvviso:
Teofrasto… Teofrasto…
Iniziai a cercare nella mia mente. Tornai ai tempi del liceo e poi saltai a quelli dell’università.
Ero senza cellulare e senza google. Mannaggia!
Qualcosa mi suggeriva un’associazione: Aristotele. Ma non ne ero sicura.
Allora, Ciclami-no m’interruppe nuovamente.
Lascia stare, lo sai che la mente gioca brutti scherzi, vero? Te ne sarai accorta da tempo, spero.
Comunque, sì. Mi riferisco proprio a quel Teofrasto che tu associ ad Aristotele. Perché in realtà, si chiamava Tirtamo. Già i greci avevano inventato i nickname, che credi?
Ebbene, proprio a causa sua mi ritrovo con questo nome.
Non te lo dirà nessun libro di storia. Ma devi sapere che questo illustre cittadino greco, scrisse importanti trattati di botanica. Tutto andava bene ma, indovina… quando arrivò a me, qualcosa s’inceppò nella sua mente.
Sarà stato forse per la tensione che stava vivendo.
Perché, che credi? Ci mancò giusto un pelo e il pelo glielo allisciavano i suoi concittadini.
Oggi pensi di essere famoso e rispettato e quello seguente sei accusato e severamente incriminato.

Ciclami-no. Racconto indeciso


Dicevo: non so se fu per il dramma che stava vivendo nella sua vita o per altre ragioni ma, quando arrivò a me, si bloccò.
Iniziò a pensare alla mia forma circolare e alle radici, alla mia capacità di uccidere i pesci.
Come i pesci? Che dici?
Certo, mi usavano così. E soffrivo tantissimo, nemmeno te lo immagini.
Non volevo ammazzare nessuno. Sono sempre stato a favore della vita. Tra l’altro i pesci mi piacciono e non solo loro.
Quante lacrime ho versato! Anche i fiori piangono. Siamo esseri viventi e questo il filosofo e i suoi amici lo sapevano.
Ma le disgrazie non finirono. Perché Teofrasto non mi diede il nome che porto ora. Passò oltre.

Quindi, si diffusero sul mio conto un sacco di dicerie: alcuni credevano che appartenessi al mondo degli inferi, altri mi trattavano come un amuleto. Arrivò un momento in cui tutte le donne incinte nemmeno mi si avvicinavano. Mi stavano lontane come se fossi il peggior appestato del pianeta. Addirittura, terminai come margaritas ante porcos, però non in senso figurato.
Finii veramente come pasto per i maiali.
Tu, invece, credi che possegga un’azione magnetica relazionata al pensiero: per questo mi hai scorto nel tuo viaggio.
Allora, sei il ciclamino! Esclamai.
Cara mia, non sono né sono.
Ciclami-no o Ciclami-sì?
Non ne facciamo una citazione pseudo-intellettualoide.
Il mio nome botanico adesso è cyclamen.
Tuttavia, mi piace così tanto trasformarmi che ogni volta che emergo dalla terra, ho colori differenti e se addirittura affioro alla mente di qualche scrittore bizzarro, mi converto nel nulla possibile.









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2 Comments

  1. Nicolò says:

    Certo che ne hai di fantasia!!!!
    Ciao bella e grazie

    1. Grazie a te Nicolò
      Auguri di ogni bene
      Emily

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