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Blasio. Non so, chissà, forse. Racconto breve

Blasio. Non so, chissà, forse

Racconto breve. Roma, 2013

(Una storia senza fine)

Blasio e i tre topolini

C’era un uomo che viveva con l’unica compagnia di tre topi parlanti: Non so, Chissà, Forse.
Ma, proprio a dirla tutta, questi topi non è che parlassero poi così tanto.
Se Blasio domandava qualcosa, sempre si sentiva rispondere allo stesso modo: Non so, Chissà, Forse.
Era un tipo molto intraprendente. Si dava da fare per l’intera giornata.
La mattina si alzava presto e appena usciva di casa, trovava fuori della porta principale i tre topolini.
E quando chiedeva:

Come sarà la giornata oggi?

Un topo rispondeva: Non so.

Se poi chiedeva:

Pioverà?

Gli altri due in coro contestavano:

Chissà, Forse.

E così era per ogni tipo di domanda.
Quando Blasio se la prendeva per le solite risposte, allora concludeva così dicendo:

Ma siete topi voi?

E come già potete immaginare, si sentiva rispondere:

Non so… Chissà… Forse.

Blasio incontra Lisia

Le giornate trascorrevano e Blasio, tutto sommato, si sentiva contento, tranne la sera quando rientrava a casa.
Allora, la grande casa gli sembrava davvero vuota. E la solitudine non poteva essergli più amica. Infatti quella ormai s’era trasferita a casa di Blasio: una specie di ospite fissa.
Una mattina, mentre andava a tagliare la legna, fra i cespugli, trovò una piccola gattina bianca, tutta sola e affamata.
Blasio la raccolse, le diede un po’ d’acqua dalla sua stessa mano. Tagliò il formaggio che s’era portato per il pranzo, in piccoli pezzettini ed ebbe cura di schiacciarli ben bene, fino a ridurli in una polpetta che diede da mangiare alla gattina.

Ah, finalmente ho una nuova amica, si disse Blasio e sorridendo pensò ai tre topi che stavano davanti alla porta di casa.
A sera, quando tornò a casa, presentò Lisia (così aveva chiamato la gattina) ai tre, diciamo chiacchieroni.
Ma, questa volta, non dissero proprio niente.

Oh, strano, fece Blasio. Non avete niente da dire?

Silenzio assoluto.

Quando Blasio entrò in casa con la micetta, allora i tre topi si domandarono sul da farsi.

Non sorispose il primo.

Si chiesero anche se andar via.

Forserispose il secondo.

Poi si chiesero se rimanere.

Chissàconcluse il terzo.

Non so, chissà, forse
Che cosa è successo a Blasio?

A conversazione terminata si addormentarono.
Intanto Blasio si prendeva cura di Lisia e la portava ogni giorno con sé. Mai se ne separava finché capitò che la gattina si perse e Blasio non riuscì a ritrovarla.
Se ne tornò a casa stanco perché l’aveva chiamata e cercata tutto il tempo.
Se ne tornò a casa solo perché anche se l’aveva cercata, non l’aveva trovata.
Ad un certo punto, prima di arrivare a casa, pensò pure che forse Lisia lo stesse aspettando.
Ma quando arrivò a casa, non la trovò.
Allora Blasio tornò ad essere solo e finì che la solitudine si trasferì ancora una volta a casa sua.
Così pareva, così appariva, così credeva, tanto che Blasio di solitudine alla fine si ammalò.
Cominciò ad alzarsi ogni giorno più tardi, fino a quando non si alzò.
Allora i tre topolini che stavano davanti alla porta di Blasio, si impensierirono e fra loro chiacchieravano.

Scende il padrone oggi?

Chissà… Forse… Non so.

Sta male il padrone?

Non so… Chissà… Forse.

Però, quando per tre giorni consecutivi Blasio proprio non scese, si chiesero:

Dobbiamo fare qualcosa?

Non so… Chissà… Forse.

Trascorse un giorno ancora e un altro e poi altri ancora ma Blasio non si alzò.

Tre topi alla ricerca di una gattina

Allora i tre topolini senza dire niente, si intesero e decisero di andare a cercare la gattina.
Strada facendo, Non so disse:

Non so… ma se si viene a sapere che andiamo alla ricerca di un gatto, sai che fama! Diventeremo lo zimbello del mondo intero.

Chissà… Forse…

Camminando, camminando, Chissà disse:

Chissà se riusciremo a trovarla.

Non so… Forse… Fecero eco gli altri due.

Andando, andando, Forse aggiunse:

Forse abbiamo fatto la cosa giusta. Non possiamo abbandonare Blasio. Quale uomo si prende cura dei topi? Ci ha sempre trattati bene. Forse diventeremo i tre eroi di tutti i mondi.

Non so, chissà. forse…

La puzzola e la colonia dei persiani

Un po’ camminavano, ogni tanto s’affrettavano ma certamente andavano. E, andavano alla ricerca di una gatta.
Di strada ne avevano fatta: non c’era nessun odore di felino, figuriamoci di Lisia.
Almeno così a loro pareva.
In realtà, una puzzola li aveva visti passare e pure parlare e poco ci mancava che morisse dalle risate.
Le venne in mente di andare a raccontare quanto aveva visto e quanto aveva udito alla colonia nobile dei gatti persiani.
Voleva farsi “spaccona” e riprendersi una rivincita perché era stata cacciata a malo modo, durante il festival dei pelosi.
Quando giunse nei pressi della colonia, Filippo, il più giovane e vanitoso dei gatti che lì abitavano, da lontano la rimproverò.
Non vorrai mica avvicinarti! Lo sai che puzzi più di cento cani morti. No, no, qui non puoi proprio avvicinarti, per tutti i topi del mondo!

Eh, eh, sghignazzò la puzzola. E’ proprio di topi che vi devo parlare.

Di topi? Chiese Filippo.

Di topi? S’aggiunsero a coro altri quattro gatti persiani che quatti, quatti, avevano ascoltato tutto.

Aspetta. Concluse Filippo. Andremo a chiedere ad Arganot, il più anziano di noi e ti faremo sapere se potrai conferire.

Filippo e gli altri quattro gatti andarono da Arganot il quale con attenzione ascoltò e decise:

Bene sia, la ascolteremo.

Ma puzza! Puzza più di cento cani morti da cento giorni. Protestò Filippo.

Tranquillo, mio giovane. Parlerò con mia moglie Terenzia e un modo lo troverà di sicuro: conosce erbe e rimedi. State tranquilli. Andate dalla puzzola e ditele di tornare domani a quest’ora.

I consigli di Terenzia

E così fu fatto.
Terenzia consigliò a tutti i gatti della colonia di rotolarsi tra le fresie e di mettere al collo collane di menta. Così inghirlandati, i gatti della nobile colonia, ricevettero la puzzola la quale nemmeno fece caso a quei felini così conciati.
Aveva premura solo di raccontare quanto aveva visto e quanto aveva udito.
L’ascoltarono, la ringraziarono e in tutta fretta la congedarono.
In realtà, l’unico che la ringraziò fu Arganot.
Il resto della colonia non vedeva l’ora che quella pettegola puzzolente andasse via. Ma tutti si mostrarono gentili e nessun commento antipatico fu pronunciato.
Nemmeno ci tenevano ad aprir bocca, per evitare proprio di respirare puzza.
Ma quando la comare lasciò la colonia, Arganot capì (e con lui anche tutti gli altri gatti) che la gattina che s’era persa era proprio la loro, quella che Blasio aveva trovato e chiamato Lisia.

La decisione di Arganot


Fu deciso che alcuni di loro dovevano andare a cercare i topi per trovare tutti insieme la più piccola della colonia.
Fu deciso che sarebbero andati Filippo, Brollo e Teclo.
Non vi dico che gioia: Filippo, il più vanitoso della colonia, aveva solo voglia di lisciarsi il pelo tutto il giorno.
Brollo, il più burlone della colonia, aveva solo voglia di far dispetti tutto il giorno.
E, Teclo, il più silenzioso della colonia, aveva solo voglia di stare sdraiato al sole o all’ombra, ma sempre solo, a riflettere su non si sa cosa.
Tuttavia, così era stato deciso e, con i baffi controvoglia, i tre persiani s’incamminarono.

Quale fine abbiamo fatto. A cercar topi, per cosa poi? Parlare con i topi? E quando mai. Borbottava Filippo.

Che si dirà di me? Ho una reputazione, io. Si lamentava Brollo.

Teclo non diceva niente ma non solo i suoi baffi erano controvoglia, pure tutto il pelo.
La puzzola si trovava da quelle parti, vide i tre signorini e ci mancò poco che morisse lì stecchita dalle risate.

Tre gatti, e che gatti, alla ricerca di tre topi. Era proprio bella.

Quella comare della puzzola alla Vispa

Poteva tenersela per sé? Non si dica mai.
Decise così di dare la notizia ai Bracchi della Vispa: una colonia di cani-sappiamo-tutto-noi che l’avevano cacciata a malo modo durante il concerto annuale della Band L’ululato.
Ah, doveva riprendersi una rivincita.
Perciò andò alla Vispa e prima che arrivasse al confine, Dodó, il bracco più giocherellone del gruppo, la fermò.

Non puoi venire qui, lo sai.

Ho da comunicare notizie importanti, disse la puzzola.

Cosa vuoi? Chiese Dodó.

Voglio parlare con il capo, è importante, insistette quella.
Dodó andò dal capo e riferì.
Perlón decise che avrebbero ascoltato la puzzola senza oltrepassare il confine della Vispa.
Così tutto il branco andò al confine per ascoltarla.
La puzzola si prese tutto il tempo e portò la storia alle lunghe.
Anche se a quella distanza, la puzza ormai s’era diffusa e poi più parlava e più s’agitava: quanta puzza!
Alla fine del racconto, fu ringraziata e la pettegola fu congedata.
Ah se era contenta: li aveva visti lì tutti insieme e lei era stata la protagonista.
L’atteggiona aveva parlato e parlato; s’era agitata e quanto s’era agitata!
Mai s’era sentita così contenta.
Intanto i bracchi avevano già deciso: tre di loro sarebbero andati in soccorso dei tre gatti della colonia nobile perché avevano un debito.
L’anno precedente, infatti, al festival dell’Ululato, avevano perso Mirót, il più piccolo del branco ed era stato Arganot a trovarlo e a riportarlo alla Vispa.

La decisione dei bracchi


Si decise che Dodó, León e Gitón andassero in missione.
Eh… Sai che gioia!?
Dodó che aveva voglia solo di giocare, teneva mille nervi sulla coda.
León che passava le ore ad inventare avventure ai più giovani, aveva mille nervi sulla lingua.
E, Gitón che aveva voglia solo di mangiare e dormire, teneva mille nervi sullo stomaco.
Obbedire si doveva e dunque i tre bracchi della Vispa nemmeno avevano provato a fiatare.
Così si incamminarono.

Dodó, io, bracco della Vispa. Che si dirà di me? Andare dietro ai gatti che vanno dietro ai topi. Questa sì che me la gioco. Si lamentava Dodó.

Ah, che dovrei dire, io? Io che conosco mille e mille avventure. Le avventure di tutti i bracchi dell’universo. Sai che si dirà di me? Altro che leggenda! Borbottava León.

Lasciamo perdere va, che già ho fame e mi sento mille buchi nello stomaco, commentava sconsolato Gitón.

Incredibile ma vero, la puzzola assistette alla scena e, ancora una volta, si sbellicò dalle risate e rise così tanto che ci mancò davvero poco: rimase mezza tramortita.

Ah, ora sì!

Però non aveva più nessuno. A chi raccontare le stranezze che aveva visto?

La storia aveva fatto il giro del mondo

Intanto questa intera storia che fin qui ho raccontato, aveva fatto il giro del sottobosco, dei rami, degli alberi, dell’aria e di tutte le acque. Ovunque s’era diffusa.
Chi diceva che erano degli eroi; chi diceva invece che erano degli idioti e chi non si pronunciava.
Non si parlava d’altro. Tutto il mondo degli animali era in apprensione tanto che i leoni smisero di cacciare le gazzelle, i falchi di cacciare i roditori e gli squali smisero di mangiare i pesci piccoli o d’altro genere.
Tutto era sospeso tranne fra tutti i topi, i cani e i gatti della terra.
Questi avevano organizzato interviste, gruppi di incontro, colonie di intrattenimento, équipe di studio.
Lisia era diventata una leggenda. Tutti la conoscevano.

Però…



Mentre nel mondo animale accadeva tutto ciò, in quello umano non si parlava certo di Blasio. E chi era Blasio per gli uomini se non uno come tanti? Anzi, ma chi lo conosceva questo Blasio: uno come lui meglio perderlo che trovarlo; chissà che tipo di problemi aveva!
Blasio continuava a sentirsi sempre più solo. Solo era sempre stato perché già da piccolo lo consideravano uno strano, taciturno ed introverso.
E, dopo la morte dei suoi genitori, davvero era rimasto solo.
Anche a scuola non era stato né capito né aiutato dai suoi insegnanti che non ci avevano perso tanto tempo: chi glielo faceva fare visto che erano pagati male e la vocazione ad insegnare nemmeno ce l’avevano?

Torniamo ora alla puzzola che intanto si era ripresa.

Ecco da chi andare, pensò alla fine.

Dall’uomo. Ma certo, questa volta non ci voleva solo la parlantina e la notiziona, ci voleva proprio coraggio. E quale animale si fidava dell’uomo? Nessuno.
Ormai nemmeno i cani!
Infatti, pensò la puzzola, è così che si dice: nemmeno i cani!
O, nemmeno ai cani? Comunque sia, significa che gli uomini non amano i cani come i cani amano gli uomini?
Questa faccenda, era una bella gatta da pelare.
E a questa espressione, alla puzzola si strizzò tutto il pelo, tanto che per la paura, sentì la sua stessa puzza.
Anche quella era una espressione umana: una bella gatta da pelare.

Blasio cercava la gatta per pelarla?

La puzzola non riusciva a prendere sonno, non riusciva più a parlare. Così non poteva andare avanti e decise.
Sì, decise di andare da quell’uomo. Sarebbe stata prudente e coraggiosa.
Cercò fra le storie che aveva ascoltato se ce ne fosse una su una puzzola-coraggio. No, non ce n’era. Ah, sarebbe stata la prima!
Già immaginava: invitata qui e invitata là; famosa e ricercata, autografi su e autografi giù.

Vediamo se mi cacceranno via, diceva tra sé, la puzzola.

A casa di Blasio

E fra immagini da super-diva, frasi di riconoscenza, strette di zampe, era giunta alla casa di Blasio.
Bussò con la zampa destra. Niente.
Bussò con la sinistra. Niente.
Bussò con tutte e due. Niente
Si accorse che una finestra al piano di sopra era aperta.

Provò ad arrampicarsi e alla fine entrò. Si trovò in una stanza grande piena di libri e poi vide un letto e sul letto, c’era un uomo che dormiva.
Lo scrutò. Gli sembrò un tipo tranquillo: certo dorme, pensò.
Senz’altro, provò un grande senso di fiducia. Capì che quell’uomo non le avrebbe fatto del male.
Si avvicinò. Lo toccò con la zampa destra. Niente.
Gli toccò la mano con la zampa sinistra. Niente.
Allora, gli sfiorò la mano con il muso.
Dopo, leccò un dito di Blasio, affondò il muso nella mano e percepì tutta la solitudine di quell’uomo.
Blasio aprì gli occhi.

Una moffetta, disse, una gentile moffetta.

I ricordi di Blasio

Gli tornò in mente di quando era un ragazzino e aveva trovato una moffetta nel bosco mentre andava a scuola. Se l’era portata dietro pensando di fare una bella cosa per i suoi compagni e invece lo avevano deriso e gli avevano detto che puzzava proprio come un animale. Da quel giorno lo avevano chiamato Blasio-la-puzzola.
Blasio sorrise, accarezzò la moffetta che si lasciò accarezzare.
Poi iniziò a parlare e non poteva crederci perché Blasio non solo la stava a sentire, ma la capiva e ogni tanto l’accarezzava.
Quanto gli piaceva quel Blasio.
Mentre la moffetta parlava, Blasio riprendeva parte delle sue forze ed usciva da quella specie di torpore.

La moffetta chiese: i topi erano amici tuoi?

Non so… Chissà… Forse. Rispose Blasio e si mise a ridere.

Blasio spiegò che ad ogni osservazione o ad ogni domanda, quelli rispondevano: Non so, Chissà, Forse.

Non hai mai messo una trappola per topi?

No, rispose Blasio. Se ne stavano davanti alla porta come tre piccoli guardiani. Davo loro, ogni giorno, un po’ di formaggio, un po’ di pane e ora, se ne sono andati. Forse.. non mi sopportavano. Non so… Chissà…

No: sono andati in cerca della gatta, spiegò ancora una volta la moffetta. Infatti, aveva sì parlato, ma lo aveva fatto con tanta foga e Blasio, un po’ per la debolezza, un po’ perché quella aveva parlato con la velocità del vento, non aveva proprio capito bene.
Aveva sentito di gatti persiani, di cani bracchi, di concerti, di topi, ma non aveva compreso molto.
Piano piano la storia si ricomponeva. Blasio comprese che doveva alzarsi, uscire ed andare a cercare Lisia.
Intanto s’era sparsa la voce che la puzzola era andata a trovare l’uomo. Come s’era venuto a sapere, era proprio un gran mistero.

Gli schieramenti

S’erano pure formati due schieramenti: da una parte c’era chi diceva che la puzzola era molto coraggiosa e dall’altra, chi diceva che era una incosciente e che avrebbe fatto una brutta fine.
Poi c’era chi non si pronunciava.
E tutto era sospeso.
I predatori non cacciavano più.
I galli, compreso quello nevrotico che cantava a tutte le ore e che il vicino aveva messo davanti alla finestra della mia camera da letto, non cantavano più.
Nemmeno i gatti e i cani di tutta la terra organizzarono più spettacoli di intrattenimento, interviste o cose del genere.
Ormai tutti attendevano. Più passavano le ore e più le chiacchiere diminuivano, finché ci fu il silenzio totale.

Blasio, la puzzola e l’incontro


Blasio, con in braccio la puzzola, uscì da casa e cominciò, anzi cominciarono a cercare Non so, Forse, Chissà, Filippo, Brollo, Teclo, Dodó, León, Gitón e naturalmente, Lisia.
Mentre tutto questo accadeva, i tre cani, avevano incontrato i tre gatti e tutti insieme, avevano incontrato i tre topi.
Non vi sto a raccontare di quando i tre cani incontrarono i tre gatti. Ma provate ad immaginare la scena di quando i tre cani ed i tre gatti, insieme, incontrarono i tre topi. Questi ultimi, per non morire di paura, in un primo momento, ammutolirono. Poi, dissero: Non so, Chissà, Forse. Infine, si misero a cantare e a ballare. Li presero per matti da legare, per giocherelloni, per vanitosi, per burloni e per morti di fame.
La questione fu chiarita e in silenzio ripresero tutti e nove il cammino in cerca di Lisia.
I cani cominciarono a pensare che questa Lisia fosse tutta una invenzione. I gatti pensavano che fosse un mito. I topi pensavano: Non so, chissà, Forse…
Ah, immaginate ora la scena di quando questi fantastici nove incontrarono Blasio e la moffetta.
E non vi dico la moffetta!
Ma fu solo all’inizio, perché Lisia doveva essere ritrovata.
Fu ritrovata, infatti.
Lisia non era andata poi tanto lontano. Non lontano da dove Blasio abitava: oltre la collina c’era un’altra casa dove viveva una signora.
Arrivarono alla casa e Lisia che riconobbe Blasio e i tre gatti, scese subito dall’albero e andò loro incontro.

Andarono insieme da Clivia, la buona Clivia che si prendeva cura di tutti gli animali abbandonati, feriti o dispersi.
A questo punto vi aspettate la fine della storia. Invece no. Perché proprio da questo punto, comincia un’altra storia e tante altre continuano….

Abbi cura di te
Emily

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30 Comments

  1. Antonia says:

    È una storia che ho letto tutto d’un fiato. Sembra di vedere quello che racconti. Un bel racconto. Mi è piaciuto davvero tanto. Grazie per regalarci questi racconti tanto belli. Mi piacciono anche le tue poesie. Ciao

    1. Antonia, bentornata. Come stai? Grazie per il commento. In effetti, quando scrivo, immagino il racconto, i personaggi sono “reali”. E mi fa piacere sapere che il lettore riesca a vedere la storia, non solo a leggerla. Ti auguro ogni bene e una buona giornata…in casa. Come tutti, del resto. Alla prossima e abbi cura di te

  2. Adele says:

    Mi è piaciuto tanto
    Un racconto divertente
    Buona domenica

    1. Grazie Adele sono contenta che ti sia piaciuto il racconto
      Abbi cura di te
      Emily

  3. Brava

    1. Ciao Benno grazie
      Emily

  4. Brava buon pomeriggio

    1. Ciao Ninny, grazie
      Emily

  5. Brava

    1. Grazie Patty
      Un saluto
      Emily

  6. Molto brava e sogni d’oro

    1. Grazie Cesar
      Un saluto
      Emily

  7. Tamira says:

    Brava e brava anche per il blog

    1. Ciao Tamira grazie per aver accettato l’invito e per il commento
      Abbi cura di te
      Emily

  8. Complimenti per il sito e buona giornata

    1. Rossa grazie e buona giornata anche a te
      Emily

  9. Teodora says:

    Troppo forte e divertente anche

    1. Ciao Teodora, grazie per il commento e per aver accettato l’invito
      Abbi cura di te
      Emily

  10. Vincenzo says:

    Bellissimo

    1. Grazie Vincenzo
      Un saluto
      Emily

  11. Un bel sito e un racconto spassoso

    1. Adamo grazie per il commento e per aver accettato l’invito
      Un saluto
      Emily

  12. Cornelia says:

    Bravissima

    1. Ciao Cornelia, grazie
      Emily

  13. Bravissima

    1. Ciao Meli, grazie
      Emily

  14. Ciao

    1. Illy, ciao e grazie
      Emily

  15. Complimenti buona domenica

    1. Grazie Pier
      Un caro saluto
      Emily

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